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ARTIGIANATO E TRADIZIONI

Da sempre considerata l’arte dei poveri, l’artigianato era il fulcro dell’economia salentina, una vera e propria espressione dell’arte popolare svolta con impegno e passione e, a volte, anche per bisogno. Rappresenta oggi una delle realtà produttive ed economiche della zona, e si è registrata una forte ripresa soprattutto grazie al turismo. Nonostante il susseguirsi dei vari mutamenti sociali, culturali e politici, l’artigianato salentino ha saputo mantenere vive le sue tradizioni limitando, se pur in maniera ristretta, l’innovazione tecnologica di determinati settori, tramandando quelle che erano le tecniche di lavorazione del passato.

Cesti di giunco: Foto di M. Buttazzo - da nididarac.com
Un oggetto che caratterizza molte pagine di libri illustrativi e storici dell’aritgianato salentino, sin dai tempi più remoti, è la trozzella messapica, a decorazione floreale, fatta di creta, una sorta di anfora con due anelli laterali utilizzati per la presa dell’oggetto stesso. I messapi erano dei popoli abili nella sua lavorazione e molti di questi reperti, trovati soprattutto nelle tombe o catacombe messapiche, sono custoditi in molti musei come il museo di Castromediano a Lecce. La terracotta è l’altra attività tipica del sud salento, e strumento essenziale per la sua lavorazione è il tornio, dal quale la terracotta prende centinaia di forme. Ancora numerose le botteghe e i negozietti che mostrano o vendono i prodotti dell’artigianato locale, suggestivi proprio per la presenza dei “mastri” che realizzano in tempo reale piccoli oggetti con materiali poveri e caratteristici di questa terra. Fra le viuzze di molti comuni del Salento si possono incontrare piccole botteghe dove viene lavorata la cartapesta, la pietra leccese, il legno, la ceramica, la terracotta e tanto ancora.
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* La pietra leccese ha ottenuto un riconoscimento artistico in ambito internazionale; il suo colore va da quasi bianco ad aureo, è di impasto poroso, si lascia intagliare come fosse legno e modellare con le mani come l'argilla, ma dopo pochi giorni all'aperto si indurisce e assume gradualmente la forza di un blocco di pietra, tanto da essere impiegata sia nelle costruzioni architettoniche, sia come ornamento, trasformata dalle abili mani di artigiani in fregi, volute, capitelli, trine, cornici. Dalla pietra alla creta: già in età preclassica, i Dauni e i Messapi sapevano trasformare l'umida creta in ceramica a tornio, come stanno a dimostrare i rinvenimenti delle trozzelle messapiche ed i vasi a nastro; poi la grande disponibilità di argilla e l'influenza delle colonie della Magna Grecia imposero un incessante perfezionamento artigianale, culminato nell'esplosione del Barocco sei-settecentesco, con gli splendidi ed elaborati manufatti tuttora visibili nelle chiese e nei palazzi dell'area salentina. Una tradizione antichissima, che prosegue tuttora con la produzione di vasi, pentole, bicchieri, soprammobili, ma anche dei "pupi" realizzati a mano e destinati a popolare i presepi e le natività. Vi sono ancora aziende artigiane che lavorano la creta con finiture manuali, utilizzando il tornio a pedale, la modellatura e la pittura. I centri produttivi più interessanti per la ceramica sono a Cutrofiano e Lucugnano, ma non si può dimenticare la produzione dei fischietti, piccole trombe di terracotta in forma antropomorfa o zoomorfa, che si ritrovano il 17 gennaio a Rutigliano nell'annuale fiera del fischietto. L'artigianato del legno ha dato vita a una fioritura di prodotti dapprima destinati all'arredamento ed alla decorazione delle chiese e di edifici privati; l'intarsio, l'intaglio e l'ebanisteria sono praticati tuttora, e la tradizione cerca validi innesti col gusto contemporaneo e le esigenze del mercato. Si sono formate figure professionali di imprenditori-designer-artigiani, progettisti e laboratori che puntano sulla linea e sulla qualità dei materiali: spessori, colori, venature.
Opera di Antonio Marra - Via V. Alfieri, 24 - Parabita - Tel. 0833 594961
Il legno d'ulivo, profumato e ben tornito, realizza utensili di lavoro, ma anche ciotole, coppe, vassoi. Vi sono artisti che realizzano quadri ad intarsio di grande superfice. Parabita è ricca di botteghe in cui si disegnano mobili in legno intarsiato con la tipica abilità decorativa pugliese; a Depressa troviamo piccoli mobili in legno tornito e laccato, utilizzati come arredi di contorno. A Tiggiano si possono ammirare i tessuti artigianali della Tessitura Calabrese, mentre l'arte del ricamo è tuttora praticata ovunque, ma soprattutto a Galatina e ad Otranto, cittadine rinomate per il merletto detto "chiacchierino", simbolo dell'arte del ricamo salentino per la leggerezza della tela. Tutte le tipologie del punto ad ago sono utilizzate in una gamma sempre rinnovata di disegni, perlopiù a sfondo naturalistico. Il ferro battuto vanta un primato storico-artistico in campo nazionale e giunge qui ai livelli più alti delle sue possibilità creative ed espressive: con la tecnica antichissima del martello e della forgia, gli artigiani realizzano preziosi decori e cesellature, lampadari, grate, balaustre e cancellate. Non si possono poi dimenticare le pentole e i tegami in rame, realtà come quella di Pappadà a Ruffano sono ormai tra le ultime botteghe rimaste a praticare questa antica lavorazione. Così pure il prezioso mosaico di Luigi Venti a Taurisano o quello ispirato ai pavimenti della Cattedrale di Otranto di Pisino dimostrano l’importanza di una tecnica antica tramandata per secoli. Cancelli Vimini a Bagnolo del Salento è tra gli ultimi ad eseguire la lavorazione del giunco, una tecnica quella dell’intreccio molto faticosa che per secoli ha permesso la realizzazione manuale di cesti e panieri. Infine, è indispensabile citare quella che è divenuta, con la ceramica, la produzione che meglio identifica l'artigianato salentino: accessibile a tutti, leggera, resistente, la cartapesta si propone come espressione di un artigianato nobile che opera con carta, colla d'amido, paglia e fil di ferro per la struttura interna, gesso e colori per la finitura. Eppure per varietà, fantasia e freschezza di colori le figure in cartapesta, dai soggetti tradizionali, gareggiano in bellezza con le sculture costruite con più aulico materiale: l'artigianato locale della cartapesta si distingue in particolare a Tricase, Scorrano, Surbo, e soprattutto a Lecce, dove il 13 dicembre la fiera di Santa Lucia ne propone infiniti esemplari.
Le feste patronali salentine
Il Salento è una terra ricca di fascino per l’arte e la sua storia ma lo diventa ancor di più grazie alle credenze, cultura popolare, feste e sagre popolari, che mantengono vive le tradizioni di un tempo. I paesi si trasformano dando vita a scene teatrali dove il turista ha la possibilità di conoscere e sentire il calore e l’accoglienza della nostra gente. Non c’è piazza salentina che non abbia una festa o una sagra e i paesi sfoggiano addobbi illuminari che diventano tante gallerie gremite di gente. Si venera il Santo Patrono con processioni, preghiere e sono ancora parte della cultura del territorio antichi rituali che fanno capire i valori, la saggezza e l’animo di un popolo legato, quasi in modo morboso, alla sua terra e alle sue radici. Una delle più grandi tradizioni salentine ha a che fare con il fuoco e si svolge il 19 marzo in onore a San Giuseppe. Vengono preparati dei grandi falò, con rami di pino e ginepro usati per il presepe e tutta la legna inutilizzata durante l’inverno e la leggenda narra che queste “focareddhre” venissero accese per scaldare il Santo, offrendo in dono anche del cibo. Un’altra pittoresca tradizione è quella della “Caremma” (deriva dal francese careme, che significa Quaresima), che non è altro che un pupazzo fatto di paglia che prende le sembianze di una brutta vecchietta vestita di nero e questo lutto rappresenta la fine del carnevale. Le caremme vengono appese dalle terrazze quaranta giorni prima della Santa Pasqua, e la tradizione vuole che sia un periodo di astinenza e penitenza, infatti ai piedi della vecchietta c’è un’arancia con sette penne, una per ogni settimana di sacrificio che precede la festività di Pasqua.

* Tratto da un articolo di Valeria Randazzo per la rivista:
   "Artigianato tra Arte e Design"
ARTIGIANATO E TRADIZIONI
 
 
 
   
   
   
   
 
 
   
   
"La Pietra Leccese"

La pietra leccese (in dialetto salentino leccisu), detta anche pietra gentile, è una roccia calcarea appartenente al gruppo delle calcareniti e risalente al periodo miocenico. È una formazione rocciosa tipica della regione salentina, nota soprattutto per la sua plasmabilità e facilità di lavorazione.
Di colore dal bianco al giallo paglierino, la roccia si presenta compatta e di grana fine, a differenza del carparo, altra formazione affine rinvenibile nella stessa zona. Utilizzata sia in campo architettonico che scultoreo, la pietra leccese deve la sua particolare malleabilità alla presenza di argilla, che permette un modellamento al tornio e persino manuale. Apprezzata in campo artistico, ha raggiunto stima internazionale grazie all'artigianato locale che nel corso dei secoli ha prodotto la complessa architettura del Barocco leccese. Esempi significativi sono i fregi, i capitelli, i pinnacoli e i rosoni che decorano molti dei palazzi e delle chiese di Lecce, come ad esempio il palazzo dei Celestini e l'adiacente Chiesa di Santa Croce, la Chiesa di Santa Chiara e il Duomo.

Opere in pietra leccese di Gabriele Pici:
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Mosaico di Antonio Pisino:
Antonio Pisino: Via A. Primaldo, 24 Otranto - 0836.804250 - Clicca per ingrandire -
 
Mosaico di Giovanni Ria:
Giovanni Ria: Via G. Presta, 23/c Lecce - 347.4892372 - Clicca per ingrandire -
 
Cancelli Vimini di Cancelli Remolo & C.:
Cancelli Remolo: Via Roma, 115 - Bagnolo del Salento - Lecce - 0836.411918 - Clicca per ingrandire -
 
Vimini Cazzato Adolfo:
Cazzato Adolfo: Via Armando Diaz, 28 - Specchia - Lecce - Clicca per ingrandire -
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
 
 
 
 
 
 
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