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ITINERARIO
"Otranto:
vicoli e viuzze in un'atmosfera d'altri tempi" |
La
città di Otranto è anche
chiamata "Porta d'Oriente"
perché situata a sud dell'Adriatico,
nel punto più orientale d'Italia
e si affaccia sullo stretto che prende
il nome di Canale d'Otranto. Il nome
deriva da Hydruntum che viene da Hydro
nome del fiume che sfocia nei pressi
della cittadina. Fu un fiorente centro
messapico ed ebbe intensi e proficui
rapporti con la Grecia fino a quando
nel 281 fu sottomessa a Roma diventando
Municipio Romano. In questo periodo
fu coniata la propria moneta e dal suo
porto partivano le milizie romane alla
volta dell’ Oriente. |
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Con
la fine dell’ Impero Romano Otranto
rimase fedele a Costantinopoli e divenne
così importante tanto che Japigia,
Messapia, Salento e Calabria presero
la denominazione comune di Terra d’
Otranto. Respinse gli attacchi dei Goti,
degli Alemanni e dei Longobardi e la
prima invasione dei Turchi risale all’
845. In questa occasione Otranto fu
liberata da Ludovico II, mentre nelle
successive invasioni riuscì a
resistere battendo i Turchi. Nel 1040
Otranto divenne possesso dei Normanni
e nel 1061 ritornarono i Bizantini.
Nel 1068 venne occupata da Roberto il
Guiscardo, che tolse ai Bizantini tutta
la Puglia meridionale. Grazie all’attività
del porto, Otranto visse un periodo
tranquillo e prospero e favorevoli furono
i traffici commerciali e il transito
dei Crociati verso la Terrasanta. Nel
1384 fu conquistata dagli Angioini,
poi dagli Aragonesi, e nel 1480 fu assediata
e poi occupata dai turchi di Maometto
II guidati da Achmet Bascià. |
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Questi
conquistò la città e raccolse
800 uomini ai quali fu imposto di scegliere
fra la religione mussulmana o la morte.
Gli uomini otrantini scelsero la morte
e su un ceppo, ad oggi conservato nella
Cattedrale, furono decapitati ed oggi
ricordati come gli 800 Martiri di Otranto.
Ferdinando d’ Aragona arriva in
aiuto degli otrantini nel 1481 liberandoli
dal dominio turco. Nel 1484 passò
ai veneziani, e dopo undici anni, nel
1495, fu occupata dai francesi. La costante
minaccia dei Turchi impedì ad
Otranto di ritornare all’antico
splendore, una parte della popolazione
si spostò in luoghi più
sicuri e il territorio circostante non
più coltivato lentamente si trasformò
in palude con l’arrivo della malaria.
Nel 1744 Carlo III di Borbone fortificò
Otranto e in seguito Napoleone assegnò
il Feudo di Otranto al Ministro Fouché.
Dopo l'annessione al Regno d'Italia,
Otranto ha seguito lo sviluppo della
regione pugliese. Otranto per la sua
posizione geografica di notevole importanza
nei secoli ha subito numerosissime invasioni,
ma nonostante ciò conserva un
centro storico affascinante e suggestivo,
ricco di viuzze strette, chiuso dalla
cinta delle sue fortificazioni ricche
di torri di avvistamento e con la presenza
del suo Castello proteso verso il mare.
La città moderna si è
sviluppata invece soprattutto lungo
la strada costiera e verso l’entroterra. |
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Il
Castello Aragonese fu realizzato a difesa
della città nel 1491 da Ferdinando
II d'Aragona dopo l’ invasione
dei Turchi e la coraggiosa difesa da
parte degli otrantini. In realtà
già esisteva un castello e i
lavori di adeguamento e consolidamento
furono ampliati. Nacque così
il castello che oggi possiamo ammirare.
I lavori proseguirono sotto il governo
vicereale testimoniato dagli stemmi
di Carlo V, di Don Pedro Giron e di
Don Pedro Toledo. Il progetto fu migliorato
nel 1500 con la costruzione del puntone
rivolto al mare. E’ suddiviso
in due parti: il Castello Rosso dal
caratteristico colore dei mattoni e
il Forte utilizzato ad alloggi delle
guarnigioni. E’ protetto da un
fossato, da tre torrioni cilindrici
angolari e un affilato bastione a lancia,
aggiunto con i baluardi esterni nel
1578, che si affaccia sul lato del mare.
Si sa che ogni torre aveva un nome .
Le torri del Castello erano della Croce,
di Sant’ Antonio, di San Giovanni,
dell’ Annunziata e la più
alta quella aragonese la Mastra; sui
bastioni troviamo la Torrematta e nel
fossato c’è l’ Ippolita
e la Duchessa.
All’interno del Castello troviamo
un capolavoro di maestria e di tecnica
costruttiva un’ incantevole stanza
triangolare con la volta avente la forma
della chiglia di una nave. Le sue stanze
attualmente ospitano mostre di arte,
cultura e storia.
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La
Cattedrale dell’ Annunziata fu
consacrata nel 1088. L’edificio
è fra i monumenti più
importanti della Puglia ed è
in stile romanico - gotico pugliese
anche se nel tempo vi sono stati apportati
numerosi interventi che hanno introdotto
altri stili. Il rosone al centro sul
portale è rinascimentale e il
portale è in stile barocco e
su di esso lo stemma dell’ arcivescovo
Gabriele Adarzo di Santander. All’
interno della Cattedrale troviamo tre
navate e quella centrale ha quattordici
colonne, mentre sollevando lo sguardo
si resta incantati guardando il soffitto
a cassettoni in legno e oro risalente
alla fine del 1600. L’ altare
settecentesco, il fonte battesimale
in stile barocco, l’ organo settecentesco
in legno, ma il vero tesoro presente
nella Cattedrale è il pavimento
musivo commissionato dal normanno Guglielmo
il Malo e realizzato da Pantaleone.
Si tratta di un mosaico pavimentale
raffigurante L’ Albero della Vita
che è sorretto da due elefanti
e termina con Adamo ed Eva. Il ritrovamento
di un mosaico sottostante l’attuale
è testimonianza della presenza
di una chiesa più antica dove
ora è sita la Cattedrale. Una
scalinata nella navata destra conduce
ad una Cripta sottostante. Qui si possono
vedere innumerevoli colonne in fuga
verso tutte le direzioni; infatti si
dice che esiste solo un punto nella
Cripta dal quale è possibile
contare in modo esatto le colonne. Sono
diverse le une dalle altre, alcune sono
il frutto di materiale di risulta, altre
invece di pregevole fattura. Sulla destra
dell’altare possiamo ammirare
lo splendido affresco di stile greco
- orientale raffigurante la Madonna
Odigitria. La Cattedrale di Otranto
è anche tristemente conosciuta
come luogo di riposo dei Martiri Idruntini.
In seguito all’invasione dei Turchi
nel 1480 Otranto fu distrutta e 800
uomini rifiutatisi di rinunciare alla
fede cattolica furono portati sul Colle
della Minerva e decapitati. Riconosciuti
martiri dalla Chiesa le loro ossa sono
conservate in sette armadi nella Cappella
dei Martiri. Una parte dei resti degli
800 martiri è anche conservata
a Napoli nel Duomo. |
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L’
Edicola bizantina di San Pietro è
l’espressione più alta
dell’ arte bizantina nel Salento.
La Chiesa risale ai secoli V-VII e poi
ricostruita verso il XII secolo e si
trova nel cuore del centro storico di
Otranto. La leggenda narra del passaggio
di Pietro ad Otranto per poi proseguire
per Roma. In seguito a questo evento
si costruì questa suggestiva
opera d’ arte frutto dei monaci
italo - greci. Ammirando la chiesa si
prova un senso d’ incanto. All’
interno affreschi che emanano luce accolgono
il visitatore. Il rosso, il giallo,
l’azzurro sono i colori preferiti
dagli artisti bizantini, che raffigurano
scene bibliche. Troviamo la raffigurazione
dell’ Ultima Cena, la Lavanda
dei Piedi e il Battesimo di Cristo.
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La
Portaterra e la Torre Alfonsina sono
due elementi importanti della cittadina.
La Portaterra e la Porta a mare sono
le due porte di accesso alla città.
Portaterra è una costruzione
napoleonica che immette in una piazzetta
triangolare anche se l’antico
ed originale ingresso era alla sua destra
in corrispondenza di scavi archeologici
che hanno portato alla luce un’
antica strada romana e alcune tombe.
Entrando da Portaterra vediamo davanti
a noi una grande torre costituita dall’
unione di due torri a rondella di tipo
aragonese: Torre Alfonsina. Il suo nome
deriva da Alfonso d’ Aragona che
nel 1480-81 guidò l’esercito
per la liberazione di Otranto dai Turchi.
La Torre Alfonsina possiede feritoie,
archibugiere, bombardiere e caditoie
interne dalle quali veniva versato sui
nemici olio e pece bollenti. |
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Il
Museo Diocesiano si trova presso il
Palazzo Lopez. Al suo interno troviamo
numerose opere pittoriche con tele pregiate
della scuola di Corrado Giaquinto come
ad esempio la tela intitolata il Transito
di San Giuseppe. Vi sono importanti
opere scultoree in pietra locale che
vanno dal XVI alla metà del XIX
secolo. Il Fonte Battesimale del Riccardi
ne è un esempio a forma ottagonale,
con otto formelle decorate anch’esse
di forma ottagonale. Troviamo anche
i resti dei mosaici di epoca romana
del III-IV secolo ritrovati, mentre
si restaurava la Cattedrale, sotto l’attuale
mosaico di Pantaleone e che testimoniano
la presenza di una cattedrale antecedente
a quella dell’ Annunziata.
Viuzze e stradine rendono affascinante
e piena di mistero la piccola cittadina
di Otranto. Una volta visitati i grandi
edifici è bene soffermarsi e
fare una passeggiata lungo le stradine
con i negozi di prodotti tipici, di
oggetti scolpiti nella pietra leccese,
di collanine fatte di conchiglie dove
si può trovare facilmente il
pensiero da portare a casa. E proseguendo
la passeggiata verso il castello in
direzione Episcopio ci si immerge in
un ‘ atmosfera d’ altri
tempi con viuzze strettissime, scalinate
e abitazioni con davanti antiche palle
di pietra, lasciate ora a decoro, ma
lanciate in passato dalle catapulte
turche.
E’ consigliabile visitare la città
di Otranto nel primo pomeriggio in modo
da goderne in pieno le bellezze architettoniche
e rimanervi per la sera, perché
Otranto illuminata è piena di
fascino e incanto. |
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