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ITINERARIO
"Da Castro, per Torre Sant' Emiliano
fino
a Torre del Serpe" |
Partendo
da Vignacastrisi e percorrendo la Litoranea
in direzione Otranto, si segue un itinerario
suggestivo ed emozionante immergendosi
e diventando un tutt’uno col paesaggio
naturale ricco di alberi d’ulivo
secolari, di macchia mediterranea e
pinete che lasciano il passo a paesaggi
brulli dove predomina la roccia a picco
sul mare azzurro, dai fondali cristallini
meta di numerose escursioni sub-acque.
Lungo il percorso troviamo torri di
avvistamento protese sul mare a guardia
e a difesa dagli attacchi nemici che
hanno nel corso dei secoli devastato
le cittadine della costa adriatica. |
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Prima
di arrivare a Santa Cesarea Terme troviamo
la località "Torre Porto
Miggiano" che prende il nome dalla
Torre di avvistamento ristrutturata
negli ultimi anni. Essa risale al XVI
secolo e si raggiunge facilmente lasciando
la litoranea e deviando verso il mare.
Ha un basamento troncoconico e un corpo
quasi cilindrico con feritoie. A destra
della stradina che conduce alla torre,
troviamo un percorso sterrato che conduce
a località il Pesco, splendida
insenatura con acque trasparenti. Riprendendo
la litoranea si giunge a Santa Cesarea
in località Archi. La costa alta
e rocciosa si smorza e si ammorbidisce
dando la possibilità di immergersi
in acque ricche di zolfo e creando della
piscine naturali dallo scenario incantevole. |
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Qui
troviamo la statua che raffigura Santa
Cesarea, una fanciulla che secondo la
tradizione cristiana aveva una vocazione
alla vita monastica e che il padre invece
voleva sottomettere costringendola ad
accondiscendere ai suoi desideri incestuosi.
Si racconta che Cesarea scappò
da suo padre e che questi la inseguì
per ucciderla. Arrivati vicino al mare
e non potendo più scappare Cesarea
alzò gli occhi al cielo e pregò
di essere ingoiata dalle rocce. Si apri
sotto i suoi piedi una voragine ed entrambi
caddero dentro.
Proseguendo ci si dirige verso il centro
di Santa Cesarea Terme costellato da
numerose ville che le danno un aspetto
arabeggiante e fiabesco. Fra tutti un
cenno particolare a Palazzo Sticchi. |
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Comunque
Santa Cesarea Terme deve gran parte
della sua notorietà per essere
una località balneare rinomata
per la presenza di acque termali sgorganti
da quattro sorgenti all’ interno
di quattro grotte che comunicano con
il mare e che riversano in esso sostanze
salutari: Gattulla , Sulfurea, Fetida,
Solfatara. In un mito pagano si racconta
che le acque sulfuree sono dovute alle
decomposizione dei corpi dei giganti
Leuterni uccisi da Eracle.
Le acque termali sono indicate nella
cura delle infiammazioni dell’
apparato respiratorio ed uditivo, delle
malattie della pelle, dell’ apparato
urinario, delle malattie ginecologiche,
per le cure estetiche ed antistress.
Bagni, fanghi, aerosol, idromassaggi,
irrigazioni ed altre cure termali grazie
a queste acque salutari.
Uscendo da Santa Cesarea si prosegue
per la litoranea che conduce a Porto
Badisco. Suggestivo e fuggente l’inseguirsi
di colori, sfumature, emozioni che pervadono
chi lancia lo sguardo verso il cielo,
il mare e la roccia che a strapiombo
precipita giù dove il rude e
incontaminato paesaggio richiama alla
mente luoghi lontani.
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Ed
eccoci a Porto Badisco luogo dove approdò
Enea e luogo in cui nel 1970 fu scoperto
il più imponente e rappresentativo
complesso pittorico del Neolitico in
Europa: la Grotta dei Cervi.
In questa grotta abitata già
in età preistorica ci sono rappresentati
più di mille pittogrammi in guano
o in ocra rossa raffiguranti scene di
caccia, cervi, riti d’iniziazione,
figure umane e animali, corpi celesti.
La grotta è composta da tre gallerie
collegate da corridoi e cunicoli. Purtroppo
non è visitabile, in quanto esiste
un particolare sistema microclimatico
che se modificato si potrebbe rischiare
la perdita di questi graffiti che per
la quantità e per la qualità
del colorante fanno di questa grotta
forse l’unica al mondo. I canaloni
e le cavità presenti nella baia
di Badisco sono la testimonianza di
antichi fiumi oggi scomparsi, anche
se la sabbia è sempre umida compreso
in estate per la presenza di sorgenti
d’acqua dolce che si versano nel
mare.
Ma Porto Badisco è famoso anche
per un frutto di mare, il riccio che
si consuma proprio nel posto aperto
direttamente dai pescatori e il 25 luglio
a Badisco c’è ogni anno
la sagra del riccio. Il paesaggio e
la magia della natura in primavera esplode
percorrendo il tratto di strada che
da Badisco conduce prima a Torre Sant’
Emiliano e poi a Capo d’ Otranto
(Faro di Punta Palascia), Baia dell’
Orte, fino alla Torre del Serpe. Dopo
un bagno nelle acque di Porto Badisco
si prosegue la passeggiata in auto lungo
la litoranea che conduce a Otranto. |
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E
qui lo sguardo è catturato dalla
magia della natura. Un delicato ecosistema
con innumerevoli specie di piante presenti
nella lista rossa internazionale, che
è una classifica delle specie
secondo il rischio di estinzione, pubblicata
dall’ IUCN – Unione Internazionale
per la Conservazione della Natura. Piante
rare in pericolo di estinzione che deliziano
la vista e parliamo di orchidee e di
alcune specie rare di flora della macchia
mediterranea. Proseguendo arriviamo
a Torre Sant’ Emiliano, una delle
366 torri costruite nel XVI secolo a
difesa di tutta Terra d’ Otranto.
Si innalza su uno sperone alto a strapiombo
sul mare e tutto intorno un panorama
intervallato da campi coltivati, pascoli
per mucche e pecore che attraversano
tranquillamente la strada senza alcuna
paura e da masserie che ospitano questi
animali. E così ci si avvicina
a Capo d’ Otranto, il punto più
orientale d’ Italia, regno di
alcuni rapaci come il falco, la poiana,
il rondone e il falco pecchiaiolo. Qui
possiamo vedere il Faro di Punta Palascia
costruito nella seconda metà
dell’ Ottocento. A Capodanno moltissime
persone si danno appuntamento al Faro
per vedere la prima alba del nuovo anno.
Bellissima e dal fascino irresistibile
soprattutto per chi ama lo scoglio è
la Baia dell’ Orte e lungo il
tragitto che conduce alla Torre del
Serpe innumerevoli grotte da visitare
immergendosi in fondali ricchi di spugne
e di coralli dove i subacquei possono
trovare un habitat naturale incantevole.
La lunga passeggiata può finire
alla Torre del Serpe. Si racconta che
un serpente avvolto alla Torre ne bevesse
l’ olio della lampada con l’
intento di spegnerla e di far naufragare
così navi e marinai.
E’ consigliabile partire al mattino
presto, fare il bagno o a Santa Cesarea
Terme per chi ama lo scoglio o a Porto
Badisco per chi ama la sabbia e nel
pomeriggio continuare la passeggiata.
Questo è un itinerario naturalistico
da fare in parte in auto, ma i tratti
più lunghi si fanno a piedi.
Sono indicate scarpe comode.
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ITINERARIO
"Da Castro, per Torre Sant' Emiliano
fino
a Torre del Serpe" |
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"Torre
del Serpe" |
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Torre del Serpe (o Torre dell'Idro) è
una torre di avvistamento sulla costa salentina
nei pressi di Otranto.
Si ritiene che la sua costruzione risalga al
periodo romano e che la torre avesse la funzione
di faro.
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Il
nome è legato ad un'antica leggenda che
racconta di un serpente che ogni notte saliva
dalla scogliera per bere l'olio che teneva accesa
la lanterna del faro. Un'altra leggenda narra
che pochi anni prima della presa di Otranto
nel 1480 i saraceni si erano diretti verso la
città salentina per saccheggiarla, ma
anche in quell'occasione il serpente, avendo
bevuto l'olio, aveva spento il faro. I pirati
senza punti di riferimento passarono oltre e
attaccarono la vicina Brindisi. La torre, di
forma cilindrica ed oggi parzialmente diroccata,
è uno dei simboli di Otranto e compare
sullo stemma della città. |
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"Punta
Palascia" |
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La Punta Palascìa, comunemente Capo d'Otranto,
è il punto più ad Oriente d'Italia.
Si trova nel territorio comunale di Otranto,
città pugliese del Salento in provincia
di Lecce, a 40° 7' di latitudine nord e
18° 31' di longitudine est. |
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Il faro ivi collocato, recentemente ristrutturato,
è uno dei cinque fari del Mar Mediterraneo
tutelati dalla Commissione Europea. Costituisce
spesso meta di turisti e curiosi, anche a causa
della tradizione di attendere l'alba del capodanno
ai piedi del faro, trattandosi della prima alba
del nuovo anno in Italia.
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Secondo
le convenzioni nautiche questo luogo è
il punto di separazione tra il Mar Ionio ed
il Mar Adriatico. Punta Palascìa appartiene
al Parco Costa Otranto - Santa Maria di Leuca
e Bosco di Tricase (istituito dalla Regione
Puglia nel 2006), e sarà presto incluso
nel costituendo Parco Marino. |
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Località
Archi: |
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Palazzo
Sticchi: |
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Mare
loc. Archi: |
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Torre
Avvistamento: |
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Località
Pesco: |
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Torre
Sant'Emiliano: |
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