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| LA
STORIA DEL SALENTO |
| Bagnata
dal mar Jonio e dal Mar Adriatico, la
penisola salentina è la più
antica delle terre pugliesi. Un tempo,
infatti, era chiamata Terra d'Otranto
e comprendeva tutta la provincia di
Lecce, parte della provincia di Brindisi
e Taranto. Il Salento è la regione
più orientale d'Italia, affacciata
sul Mar Mediterraneo, e grazie alla
sua posizione geografica, è stata
da sempre una terra di frontiera, dove
l’alternarsi di diverse civiltà
ha dato vita a una terra ricca di cultura,
arte e tradizione. |
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Le prime popolazioni che occuparono
questa terra furono proprio i Fenici
nel 1600 a.C. circa, abili commercianti
con una fitta rete di scambi commerciali
via mare. Poi fu il turno delle popolazioni
indoeuropee, come i Micenei, giunte
fino al sud attraversando le Alpi, e
le decine di dolmen e di menhir che
si trovano nel basso Salento sono una
testimonianza di questo periodo, pur
trattandosi solo di una piccola parte
sopravvissuta a guerre ed invasioni. |
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I primi abitanti civili e organizzati
del territorio sono i Messapi, un popolo
di lavoratori dediti all’agricoltura,
all’allevamento del bestiame e
alla lavorazione della ceramica. Diedero
vita a una civiltà molto avanzata
e grande impulso alla nascita di nuove
città, tutte caratterizzate dalla
presenza di monumentali cinte murarie
realizzate appositamente quale principale
difesa da ogni eventuale attacco nemico.
Ben sette di queste città erano
situate tra Lecce e Santa Maria di Leuca:
Rudiae, Bastae, Neretum, Aletium, Uxentum,
Soletum, Veretum; di questi centri rimangono
rovine venute alla luce, nel corso degli
anni, dalle numerose campagne di scavo. |
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Nell’ VIII secolo a.C. i Greci
fondano città come Gallipoli,
Otranto e Taranto, per poi divenire
grandi centri di riferimento della Magna
Grecia. A questo periodo risale la creazione
di altri 9 insediamenti cittadini in
una zona del Salento in cui, ancora
oggi, si continua a parlare il "griko",
un dialetto molto simile alla lingua
degli avi ellenici. Questa zona prese
poi il nome di "Grecìa Salentina"
e fù caratterizzata da un'identità
culturale a sé stante; La "Grecìa
Salentina" comprende attualmente
un'area un po' più vasta della sola
isola linguistica e racchiude undici
comuni, nove dei quali di lingua ellenofona,
per un totale di 54.278 abitanti (dati
Istat al 31 dicembre 2005): infatti
a Calimera, Castrignano de' Greci, Corigliano
d'Otranto, Martano, Martignano, Melpignano,
Soleto, Sternatia e Zollino della provincia
di Lecce, si aggiungono Carpignano Salentino
e Cutrofiano, di recente ingresso e
non ellenofoni.
Non solo le testimonianze architettoniche
sono la prova dell'influenza ellenica
ma anche la cultura e le credenze popolari,
la musica e la gastronomia sono dei
segni che, nonostante il trascorrere
dei secoli, sono rimasti indelebili. |
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La penisola salentina è testimone
di una profonda trasformazione con l’arrivo
dei Romani nel 266 a.C.. Infatti, diventò
provincia romana dal punto di vista
amministrativo fino a divenire posizione
strategica per l'intensificazione della
rete commerciale. E cosi' come furono
continue le realizzazioni di infrastrutture
e di opere pubbliche, anche la poesia,
la scultura e la pittura fecero della
penisola salentina una civiltà
molto avanzata e prospera per quel periodo.
Ma dopo questo momento idilliaco, il
Salento, incluso tra Impero Romano d’Oriente
e d’Occidente, divenne teatro
di guerre tra i popoli germanici (Impero
d’occidente) e i popoli bizantini
(Impero d’Oriente) e tutto questo
fino con la sconfitta definitiva dell’Impero
romano d’Occidente avvenuta nel
476 d.C. I Romani lasciano per sempre
la penisola salentina lasciando spazio
ai brevi, ma intensi, contatti con la
sponda balcanica fino alle invasioni
di Goti, Longobardi e Bizantini giunti
nel IV secolo a.C. |
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Questi ultimi esercitarono per lunghi
secoli il loro dominio, lasciando in
queste terre un'impronta indelebile,
vista soprattutto la lenta, ma costante,
penetrazione della Chiesa d’Oriente.
In nome dell’Impero d’Oriente
questi popoli diffondono lingua, cultura,
religione e riti greco-orientali. Tutto
questo caratterizzò la vita religiosa
dei residenti, dapprima con l’arrivo
di popolazioni in fuga dalle persecuzioni
politico-religiose, che chiedevano asilo
alla nostra gente, e più tardi
con il diffondersi del monachesimo,
in nome di San Basilio. In particolare
si moltiplicano i monasteri dei monaci
Benedettini e le cripte dei Basiliani,
cioè delle grotte scavate nella
roccia e poi affrescate. |
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Nel 1701, a sconfiggere i Bizantini
sono i Normanni grazie ai quali si apre
un nuovo periodo durante il quale arte
e letteratura tornano ad essere di primaria
importanza e si diffonde la cultura
romanica. Gli Svevi che, succedono ai
Normanni, favoriscono il mantenimento
della pace interna e lo sviluppo culturale
e artistico della regione salentina.
Periodo breve, purtroppo, che termina
a causa degli Angioino e Aragonesi,
i quali cercano di contendersi duramente
il territorio. Altro capitolo importante
è quello che vede il Salento
al centro delle mire espansionistiche
dei Turchi che purtroppo fecero di Otranto
nel 1480, teatro di un tremendo attacco
la cui resistenza venne punita con l'uccisione
di ottocento abitanti. |
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Questo è uno degli episodi che
portò gli spagnoli alla costruzione,
già dal ‘500, delle torri
di guardia per difendere, in qualsiasi
momento, i territori occupati. Realizzate
sotto il regno di Carlo V, le torri
costituivano un sistema di avvistamento
che consentiva di organizzare difese
di emergenza in occasione delle molteplici
incursioni dal mare e sono tuttora visibili
lungo gran parte della costa pugliese.
In questo periodo Lecce diventa una
delle città più belle
e importanti, è il cuore pulsante
delle attività culturali ed artistiche
e, oltre ad attirare nobili e studiosi,
fu consacrata tale dalla veloce diffusione
del barocco, coinvolgendo anche l’immediato
entroterra al repentino cambiamento
e miglioramento del tenore di vita.
Grazie alla facilità di lavorazione
della cosiddetta pietra leccese, il
Barocco è un segno evidente per
molti edifici civili e religiosi con
putti, trabeazioni elaborate, grifi,
balaustre ardite, tutte realizzate nel
marmo dei poveri. Anche nella Grecìa
Salentina, comuni come Corigliano d’Otranto,
Melpignano, Soleto sono l’esempio
lampante di questa espressione artistica,
un continuo alternarsi tra lo splendore
architettonico e il sorgere di accademie,
ordini religiosi. |
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A questo periodo florido ne segue uno
di brigantaggio e malcontento popolare
ma solo per pochi decenni, si tratta
degli inizi del ’700, quando la
Puglia viene occupata dagli Austriaci.
Il Regno delle due Sicilie con Carlo
di Borbone prima e Ferdinando IV poi,
dona alla penisola salentina lo splendore
e la tranquillità ormai persa,
grazie anche all’attuazione di
nuove riforme e al continuo cambiamento
e tutto questo fino al 1860, anno dell’unificazione
italiana. |
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| LA
STORIA DEL SALENTO |
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"La
Origini Preistoriche" |
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Gli studi e le ricerche effettuati negli ultimi
anni, hanno rivelato come il Salento fosse abitato
già nel Paleolitico medio. Nelle tante grotte
dovute alla natura calcarea del territorio,
sono stati rinvenuti utensili di selce. Probabilmente
si trattava di ominidi appartenenti alla specie
Uomo di Neanderthal, mentre quella dell'Homo
sapiens sapiens si sarebbe diffusa nel Paleolitico
superiore. Un'importante scoperta archeologica
riguarda alcune statue ossee rinvenute nella
Grotta delle Veneri presso Parabita, che dimostrano
l'esistenza, già 20.000 anni fa, di culti riguardanti
la fertilità. Un'altra testimonianza notevole
della preistoria salentina è rappresentata da
Delia, un'ominide di sesso femminile scoperto
ad Ostuni. L'importanza di Delia è dettata dal
fatto che essa conservava in grembo i resti
di un feto in fase terminale, diventando quindi
la più antica madre della storia di cui si conservino
i resti. Questi resti rappresentano i primi
consanguinei di cui si ha traccia del Paleolitico
e dell’intera storia umana. La presenza di uomini
nel Salento durante il Paleolitico e il Neolitico
è documentata anche da interessanti graffiti,
pitture, utensili, resti umani ed animali, anch'essi
rinvenuti nelle grotte della penisola. Sicuramente
notevoli per qualità e quantità sono le incisioni
e i graffiti della Grotta Romanelli, presso
Castro, e della Grotta dei Cervi, presso Porto
Badisco. A Roca Vecchia hanno inoltre rinvenuto
un imponente sistema di fortificazioni risalente
all'età del bronzo (XV-XI secolo a.C.). Nella
stessa area si trova un altro sito archeologico
importante: la Grotta della Poesia, scoperta
nel 1983; essa si sviluppa circolarmente su
una superficie di 600 mq. e reca numerosissime
iscrizioni votive, talvolta sovrapposte, di
epoche e civiltà differenti, che risalgono al
VIII-II secolo a.C. Altre importanti testimonianze
ancestrali sono rappresentate da alcune costruzioni
megalitiche nel territorio, come i dolmen, menhir
e specchie, che nei secoli successivi furono
adibite al culto del Cristianesimo. |
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"I
Menhir" |
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I menhir (dal bretone men e hir "pietra lunga")
sono dei megaliti (dal greco "grande pietra")
monolitici (da non confondere con i dolmen,
polilitici e solitamente assemblati a portale),
eretti solitamente in età della pietra (neolitico,
era preistorica), che potevano raggiungere anche
più di venti metri di altezza, come ad esempio
il Grand Menhir rotto di Locmariaquer (nel Morbihan
in Bretagna). Menhir, insieme ai Dolmen ed alle
Specchie (nati come fari neolitici utilizzate
durante le battute di caccia e che si sono evolute
in veri e propri sistemi di comunicazione),
si trovano anche in Puglia, ed in particolare
nel Salento. In provincia di Lecce, sono disseminati
da per tutto. Ogni centro possiede almeno un
menhir. Nel comune di Giurdignano, nei pressi
di Otranto, se ne contano addirittura più di
15 esemplari. A Martano, in provincia di lecce,
si ha la presenza del più alto menhir d'Italia,
il "Menhir de Santu Totaru", che supera i 5
metri d'altezza. I menhir del Salento furono,
nel medioevo, cristianizzati incidendo sulla
pietra delle croci. Ancora oggi in alcuni paesi
vi è l'usanza, la Domenica delle Palme, di fare
delle processioni che terminano nelle vicinanze
dei menhir dove vengono benedetti i ramoscelli
di olivo. |
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"I
Dolmen" |
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Il dolmen è un tipo di tomba megalitica preistorica
a camera singola e, insieme al sito di Stonehenge
in Gran Bretagna, costituisce il più noto tra
i monumenti megalitici. La realizzazione dei
dolmen viene collocata nell'arco di tempo che
va dalla fine del V millennio a.C. alla fine
del III millennio a.C.. Particolarmente diffusi
in Puglia nelle campagne salentine e nel barese,
dove sono concentrati nel territorio di Bisceglie,
nei pressi dei crocevia delle antiche vie di
comunicazione con i paesi vicini (Trani, Ruvo
di Puglia, Terlizzi e Molfetta) dove se ne contano
quattro e, forse, addirittura cinque, mentre
discorso a parte merita quello scoperto in tempi
relativamente recenti (inizio degli anni novanta)
nel territorio di Giovinazzo lungo la direttrice
verso l'interno che porta a Terlizzi e Bitonto.
Nel Salento i dolmen sono situati nei centri
di Giurdignano, dove se ne contano sei, Minervino
di Lecce, Cocumola, Giuggianello, Melendugno,
Maglie, Corigliano d'Otranto, e Salve. |
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