Bed and breakfast Salento -Lecce Puglia-
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LA STORIA DEL SALENTO
Bagnata dal mar Jonio e dal Mar Adriatico, la penisola salentina è la più antica delle terre pugliesi. Un tempo, infatti, era chiamata Terra d'Otranto e comprendeva tutta la provincia di Lecce, parte della provincia di Brindisi e Taranto. Il Salento è la regione più orientale d'Italia, affacciata sul Mar Mediterraneo, e grazie alla sua posizione geografica, è stata da sempre una terra di frontiera, dove l’alternarsi di diverse civiltà ha dato vita a una terra ricca di cultura, arte e tradizione.
Terra d'Otranto - foto tratta dal libro: "Storia del Salento" di Luigi Carducci -
Le prime popolazioni che occuparono questa terra furono proprio i Fenici nel 1600 a.C. circa, abili commercianti con una fitta rete di scambi commerciali via mare. Poi fu il turno delle popolazioni indoeuropee, come i Micenei, giunte fino al sud attraversando le Alpi, e le decine di dolmen e di menhir che si trovano nel basso Salento sono una testimonianza di questo periodo, pur trattandosi solo di una piccola parte sopravvissuta a guerre ed invasioni.
Menhir - Clicca per ingrandire
Dolmen Li Scusi - Clicca per ingrandire
I primi abitanti civili e organizzati del territorio sono i Messapi, un popolo di lavoratori dediti all’agricoltura, all’allevamento del bestiame e alla lavorazione della ceramica. Diedero vita a una civiltà molto avanzata e grande impulso alla nascita di nuove città, tutte caratterizzate dalla presenza di monumentali cinte murarie realizzate appositamente quale principale difesa da ogni eventuale attacco nemico. Ben sette di queste città erano situate tra Lecce e Santa Maria di Leuca: Rudiae, Bastae, Neretum, Aletium, Uxentum, Soletum, Veretum; di questi centri rimangono rovine venute alla luce, nel corso degli anni, dalle numerose campagne di scavo.
Sito archeologico di Vaste - ex "Bastae" - Clicca per ingrandire
Parco dei Guerrieri a Vaste - Clicca per ingrandire -
Nell’ VIII secolo a.C. i Greci fondano città come Gallipoli, Otranto e Taranto, per poi divenire grandi centri di riferimento della Magna Grecia. A questo periodo risale la creazione di altri 9 insediamenti cittadini in una zona del Salento in cui, ancora oggi, si continua a parlare il "griko", un dialetto molto simile alla lingua degli avi ellenici. Questa zona prese poi il nome di "Grecìa Salentina" e fù caratterizzata da un'identità culturale a sé stante; La "Grecìa Salentina" comprende attualmente un'area un po' più vasta della sola isola linguistica e racchiude undici comuni, nove dei quali di lingua ellenofona, per un totale di 54.278 abitanti (dati Istat al 31 dicembre 2005): infatti a Calimera, Castrignano de' Greci, Corigliano d'Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino della provincia di Lecce, si aggiungono Carpignano Salentino e Cutrofiano, di recente ingresso e non ellenofoni.
Non solo le testimonianze architettoniche sono la prova dell'influenza ellenica ma anche la cultura e le credenze popolari, la musica e la gastronomia sono dei segni che, nonostante il trascorrere dei secoli, sono rimasti indelebili.
Cattedrale SS. Martiri di Otranto
La penisola salentina è testimone di una profonda trasformazione con l’arrivo dei Romani nel 266 a.C.. Infatti, diventò provincia romana dal punto di vista amministrativo fino a divenire posizione strategica per l'intensificazione della rete commerciale. E cosi' come furono continue le realizzazioni di infrastrutture e di opere pubbliche, anche la poesia, la scultura e la pittura fecero della penisola salentina una civiltà molto avanzata e prospera per quel periodo. Ma dopo questo momento idilliaco, il Salento, incluso tra Impero Romano d’Oriente e d’Occidente, divenne teatro di guerre tra i popoli germanici (Impero d’occidente) e i popoli bizantini (Impero d’Oriente) e tutto questo fino con la sconfitta definitiva dell’Impero romano d’Occidente avvenuta nel 476 d.C. I Romani lasciano per sempre la penisola salentina lasciando spazio ai brevi, ma intensi, contatti con la sponda balcanica fino alle invasioni di Goti, Longobardi e Bizantini giunti nel IV secolo a.C.
Anfiteatro romano Lecce
Questi ultimi esercitarono per lunghi secoli il loro dominio, lasciando in queste terre un'impronta indelebile, vista soprattutto la lenta, ma costante, penetrazione della Chiesa d’Oriente. In nome dell’Impero d’Oriente questi popoli diffondono lingua, cultura, religione e riti greco-orientali. Tutto questo caratterizzò la vita religiosa dei residenti, dapprima con l’arrivo di popolazioni in fuga dalle persecuzioni politico-religiose, che chiedevano asilo alla nostra gente, e più tardi con il diffondersi del monachesimo, in nome di San Basilio. In particolare si moltiplicano i monasteri dei monaci Benedettini e le cripte dei Basiliani, cioè delle grotte scavate nella roccia e poi affrescate.
"Cripta dei SS. Stefani - Vaste - Poggiardo
Nel 1701, a sconfiggere i Bizantini sono i Normanni grazie ai quali si apre un nuovo periodo durante il quale arte e letteratura tornano ad essere di primaria importanza e si diffonde la cultura romanica. Gli Svevi che, succedono ai Normanni, favoriscono il mantenimento della pace interna e lo sviluppo culturale e artistico della regione salentina. Periodo breve, purtroppo, che termina a causa degli Angioino e Aragonesi, i quali cercano di contendersi duramente il territorio. Altro capitolo importante è quello che vede il Salento al centro delle mire espansionistiche dei Turchi che purtroppo fecero di Otranto nel 1480, teatro di un tremendo attacco la cui resistenza venne punita con l'uccisione di ottocento abitanti.
"Cattedrale Otranto: Ossario ottocento Martiri"
Questo è uno degli episodi che portò gli spagnoli alla costruzione, già dal ‘500, delle torri di guardia per difendere, in qualsiasi momento, i territori occupati. Realizzate sotto il regno di Carlo V, le torri costituivano un sistema di avvistamento che consentiva di organizzare difese di emergenza in occasione delle molteplici incursioni dal mare e sono tuttora visibili lungo gran parte della costa pugliese. In questo periodo Lecce diventa una delle città più belle e importanti, è il cuore pulsante delle attività culturali ed artistiche e, oltre ad attirare nobili e studiosi, fu consacrata tale dalla veloce diffusione del barocco, coinvolgendo anche l’immediato entroterra al repentino cambiamento e miglioramento del tenore di vita. Grazie alla facilità di lavorazione della cosiddetta pietra leccese, il Barocco è un segno evidente per molti edifici civili e religiosi con putti, trabeazioni elaborate, grifi, balaustre ardite, tutte realizzate nel marmo dei poveri. Anche nella Grecìa Salentina, comuni come Corigliano d’Otranto, Melpignano, Soleto sono l’esempio lampante di questa espressione artistica, un continuo alternarsi tra lo splendore architettonico e il sorgere di accademie, ordini religiosi.
Lecce: centro storico - foto tratta da turistaonline.net
A questo periodo florido ne segue uno di brigantaggio e malcontento popolare ma solo per pochi decenni, si tratta degli inizi del ’700, quando la Puglia viene occupata dagli Austriaci. Il Regno delle due Sicilie con Carlo di Borbone prima e Ferdinando IV poi, dona alla penisola salentina lo splendore e la tranquillità ormai persa, grazie anche all’attuazione di nuove riforme e al continuo cambiamento e tutto questo fino al 1860, anno dell’unificazione italiana.
LA STORIA DEL SALENTO
 

 
 
   
   
   
   
   
   
"La Origini Preistoriche"

Gli studi e le ricerche effettuati negli ultimi anni, hanno rivelato come il Salento fosse abitato già nel Paleolitico medio. Nelle tante grotte dovute alla natura calcarea del territorio, sono stati rinvenuti utensili di selce. Probabilmente si trattava di ominidi appartenenti alla specie Uomo di Neanderthal, mentre quella dell'Homo sapiens sapiens si sarebbe diffusa nel Paleolitico superiore. Un'importante scoperta archeologica riguarda alcune statue ossee rinvenute nella Grotta delle Veneri presso Parabita, che dimostrano l'esistenza, già 20.000 anni fa, di culti riguardanti la fertilità. Un'altra testimonianza notevole della preistoria salentina è rappresentata da Delia, un'ominide di sesso femminile scoperto ad Ostuni. L'importanza di Delia è dettata dal fatto che essa conservava in grembo i resti di un feto in fase terminale, diventando quindi la più antica madre della storia di cui si conservino i resti. Questi resti rappresentano i primi consanguinei di cui si ha traccia del Paleolitico e dell’intera storia umana. La presenza di uomini nel Salento durante il Paleolitico e il Neolitico è documentata anche da interessanti graffiti, pitture, utensili, resti umani ed animali, anch'essi rinvenuti nelle grotte della penisola. Sicuramente notevoli per qualità e quantità sono le incisioni e i graffiti della Grotta Romanelli, presso Castro, e della Grotta dei Cervi, presso Porto Badisco. A Roca Vecchia hanno inoltre rinvenuto un imponente sistema di fortificazioni risalente all'età del bronzo (XV-XI secolo a.C.). Nella stessa area si trova un altro sito archeologico importante: la Grotta della Poesia, scoperta nel 1983; essa si sviluppa circolarmente su una superficie di 600 mq. e reca numerosissime iscrizioni votive, talvolta sovrapposte, di epoche e civiltà differenti, che risalgono al VIII-II secolo a.C. Altre importanti testimonianze ancestrali sono rappresentate da alcune costruzioni megalitiche nel territorio, come i dolmen, menhir e specchie, che nei secoli successivi furono adibite al culto del Cristianesimo.

"I Menhir"

I menhir (dal bretone men e hir "pietra lunga") sono dei megaliti (dal greco "grande pietra") monolitici (da non confondere con i dolmen, polilitici e solitamente assemblati a portale), eretti solitamente in età della pietra (neolitico, era preistorica), che potevano raggiungere anche più di venti metri di altezza, come ad esempio il Grand Menhir rotto di Locmariaquer (nel Morbihan in Bretagna). Menhir, insieme ai Dolmen ed alle Specchie (nati come fari neolitici utilizzate durante le battute di caccia e che si sono evolute in veri e propri sistemi di comunicazione), si trovano anche in Puglia, ed in particolare nel Salento. In provincia di Lecce, sono disseminati da per tutto. Ogni centro possiede almeno un menhir. Nel comune di Giurdignano, nei pressi di Otranto, se ne contano addirittura più di 15 esemplari. A Martano, in provincia di lecce, si ha la presenza del più alto menhir d'Italia, il "Menhir de Santu Totaru", che supera i 5 metri d'altezza. I menhir del Salento furono, nel medioevo, cristianizzati incidendo sulla pietra delle croci. Ancora oggi in alcuni paesi vi è l'usanza, la Domenica delle Palme, di fare delle processioni che terminano nelle vicinanze dei menhir dove vengono benedetti i ramoscelli di olivo.

 
 
 
"I Dolmen"

Il dolmen è un tipo di tomba megalitica preistorica a camera singola e, insieme al sito di Stonehenge in Gran Bretagna, costituisce il più noto tra i monumenti megalitici. La realizzazione dei dolmen viene collocata nell'arco di tempo che va dalla fine del V millennio a.C. alla fine del III millennio a.C.. Particolarmente diffusi in Puglia nelle campagne salentine e nel barese, dove sono concentrati nel territorio di Bisceglie, nei pressi dei crocevia delle antiche vie di comunicazione con i paesi vicini (Trani, Ruvo di Puglia, Terlizzi e Molfetta) dove se ne contano quattro e, forse, addirittura cinque, mentre discorso a parte merita quello scoperto in tempi relativamente recenti (inizio degli anni novanta) nel territorio di Giovinazzo lungo la direttrice verso l'interno che porta a Terlizzi e Bitonto. Nel Salento i dolmen sono situati nei centri di Giurdignano, dove se ne contano sei, Minervino di Lecce, Cocumola, Giuggianello, Melendugno, Maglie, Corigliano d'Otranto, e Salve.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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